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11 Settembre 2009

{xtypo_info}1) Mario, tu sei davvero un pezzo di storia di questo mondo del soldatino, dicci… come hai cominciato?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Avevo circa venti anni quando mi resi conto che la mia passione infantile per i soldatini non era poi così infantile, visti i prezzi di certe “cosine” da collezione che ogni tanto facevano capolino nelle vetrine dei negozi di giocattoli e di modellismo. Così cominciai a comprare qualche pezzo Antonini, MDM, CBG Mignot (li avevo visti in Francia, da bambino), tutta roba già dipinta, s’intende! La svolta fu quando su un libro intitolato, manco a dirlo, “Soldatini”, scoprii che esisteva la possibilità di acquistare soldatini da dipingere e che i più esperti ci apportavano perfino alcune modifiche; nel libro si spiegava che le grandi collezioni erano in larga parte composte da pezzi che i collezionisti si facevano dipingere e modificare da persone di loro fiducia. [..] Capii che quello era ciò che a me sarebbe piaciuto maggiormente, manipolare piuttosto che collezionare, ma come fare? Dove procurarsi i grezzi da dipingere? Mentre sto scrivendo ho aperto il libro in questione per controllarne la data di edizione: 1962, praticamente poco meno che il paleolitico, soldatinescamente parlando. Fin da bambino ero stato attratto dal fascino misterioso degli omini in uniforme o variamente armati ed avevo sperimentato varie tecniche per costruire i miei eserciti in miniatura: pongo, disegno su carta, il mitico compensato a traforo, creta cotta e dipinta, ma i soldatini di piombo da dipingere erano il “top” che potessi mai immaginare. Fortunatamente non tardai ad incontrare chi poteva instradarmi per l’acquisto. Il primo pacchetto in arrivo dall’Inghilterra che ho aperto conteneva un medievale, un assiro, un samurai, un granatiere napoleonico, in 25 mm…..ovviamente! Poi finalmente anche a Firenze arrivarono i primi 54 mm. grezzi. La mia prima impresa pittorica fu così un ufficiale carrista tedesco della II Guerra Mondiale: dipingere il giubbotto di cuoio e le mostrine di uniformi rosa mi parve da subito cosa difficilissima ma sublime. Pennellacci da due soldi, smalti Humbrol riottosi, poi, piano piano, ho cominciato a capire. Pennelli dei migliori, colori indelebili ad acqua ( le caseine, a quei tempi) e qualche bel librino di uniformi (Almark, Blandford, più tardi Osprey) da cui attingere informazioni ed idee.{/xtypo_quote}
{xtypo_info}2) Come alimenti tu in particolare la passione per questo hobby? Dove trovi l’entusiasmo per dedicarti ancora dopo tanto tempo alle miniature storico, quali sono gli elementi che ti fanno venir la voglia di metterti a dipingere?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Temo che la risposta che sto per dare a questa terna di domande potrà apparire maledettamente prosaica, per cui prego chi leggerà queste righe di avere la pazienza di leggerla fino in fondo per esprimere un giudizio. La risposta incriminata è: “alimento, trovo entusiasmo, continuo ad avere voglia, perché fare i soldatini è diventato il mio mestiere, un mestiere che ho scelto e che amo”. Al tempo dei miei esordi in un negozio di Firenze a novembre veniva organizzata una mostra di modellismo e per alcune edizioni nel vetro accanto a quello occupato dalle mie figure prendevano posto pezzi che all’epoca sembravano provenire da un altro pianeta. Si trattava di figure della Rose dipinte dalla casa e dai mitici napoleonici della Labayen dipinti da Antonio Gonzales. Il proprietario di quelle figure cercava me, ed io lui. Finalmente destino volle che ci incontrassimo (c’era chi remava contro, il negoziante che gli vendeva i Labayen) e lui mi propose di dipingergli una decina di figure. Lo fece a casa sua, attorniati dalla sua stravolgente collezione: accettai. Il momento della consegna di queste prime dieci figure dipinte fu determinante per il mio rapporto con i soldatini perché immediatamente capii che la gratificazione derivante dal sapere che i miei pezzi avrebbero potuto essere accolti in prestigiose collezioni accanto a quelli di maestri inarrivabili era superiore per me a qualsiasi altra immaginabile. Va da sé che la mia sensazione era alimentata anche dalla constatazione che i miei pezzi parevano davvero non sfigurare accanto a quelli già accolti in quelle tanto ben popolate vetrine. Da allora sono passati circa trent’anni ed alcune migliaia di pezzi, tanti collezionisti, tante mode, tante soddisfazioni ed amarezze ma, nella sua essenza più profonda, l’emozione di quel primo momento è rimasta la stessa. Mi si autorizzi a non aggiungere altro se non l’affermazione, credo non banale, che la scelta di fare di un’attività, qualsiasi essa sia, la propria professione è l’atto di amore massimo che per tale attività si possa fare. Direste che siccome Gilardino (son Viola…!) gioca professionista, per questo svilisce il suo far calcio? E gli esempi analoghi potrebbero essere davvero tanti. Dico questo perché da sempre si sentono voci, dirette a me o qualche altro, del tipo –“ma quello è un professionista….non vale”-. Niente di più sbagliato, a mio modo di vedere.{/xtypo_quote}
{xtypo_info}3) Cosa ti ha dato questo mondo del soldatino?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Per prima cosa il soldatino ha divertito e diverte ancora il bambino Mario. Ed ha divertito e diverte il detto bambino in primo luogo mentre spennella o lima e non mentre ritira quella medaglia o l’altra. La detta medaglia ha gratificato il professionista Mario, al pari dell’apprezzamento di questo o quel committente. Fuori da ogni metafora far soldatini ha risvegliato dentro di me il piacere per lo studio e la ricerca nel campo della storia militare e del costume e dell’uniformologia. Ma, visto che l’uomo è animale sociale, devo ringraziare i soldatini anche perché mi hanno offerto e mi offrono l’opportunità di frequentare tante persone, a giro per l’Italia e per il mondo, con le quali attivare collaborazioni, intavolare discussioni ed instaurare rapporti d’amicizia. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}4) Il tuo periodo preferito, si sa, è il medioevo; quanta importanza e quanto tempo dedichi alla ricerca storica e alle fonti iconografiche quando progetti un pezzo?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Il Maestro sta progettando un pezzo, non può essere disturbato! No, non avviene così. Raccolgo documentazione relativa ai miei periodi storici preferiti da un trentina d’anni. Amo svisceratamente la mia biblioteca, ergo la frequento assiduamente come ogni amante degno di questo nome. Detto che questo è vero, è altrettanto vero però che l’idea per una nuova figura mi nasce nella testa quasi spontaneamente, almeno nei suoi tratti essenziali. Spiego il quasi: vuoi che l’intenzione sia quella di rappresentare un personaggio preciso, o un episodio, o magari una tipologia d’armamento in tutti i casi questa nasce in virtù proprio di quella “frequentazione” alla quale mi riferivo poco prima. Voglio rappresentare un episodio che conosco? Dovrò approfondire la ricerca sui personaggi e l’armamento. Voglio rappresentare un armamento specifico di un’epoca? Cercherò il personaggio adatto allo scopo e magari anche un episodio da raccontare. Ho un monumento funerario di un cavaliere da rappresentare? Cosa ha fatto di bello il personaggio in questione? O forse è meglio proporlo in posizione statica per mettere in evidenza e valorizzare le peculiarità dell’armamento? Qualche volta riesco a traguardare tutte le informazioni molto rapidamente, in altri casi lo scartabellamento di libri e schedari vari è più lungo, in altri ancora, con ostinazione, devo ricorrere al portafoglio per acquisire nuova documentazione risultando insufficiente quella di cui dispongo. Detto tutto questo garantisco che quasi sempre il risultato finale contiene i tratti più importanti della prima immagine che mi si è formata nella testa e, quanto più questo è vero, tanto più la figura risulta efficace, almeno ai miei occhi. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}5) Cosa non ti piace più di questo mondo? In che cosa lo trovi migliorato e in cosa peggiorato rispetto agli esordi?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Le tecniche di modellaggio e di pittura sono molto migliorate, grazie all’utilizzo di materiali sempre più moderni. Diversamente da quanto accadeva soltanto pochi decenni or sono, quando la sola tecnica a disposizione era quella detta “a cera persa”, laboriosa e molto difficile, oggi prodotti come il Milliput il Magic Sculpt o altri hanno reso molto più rapida ed accessibile la costruzione dei prototipi . Gli stessi materiali appena citati uniti alla grande evoluzione dei processi di micro fusione consentono, diversamente da prima, di arricchire le figure di dettagli raffinatissimi. Ancor più degli stessi vantaggi gode la realizzazione di pezzi unici auto costruiti o trasformati, dal momento che la relativa facilità nella gestione di detti materiali accresce in modo esponenziale il numero degli appassionati capaci di ottenere risultati ottimi o quanto meno più che dignitosi. Ai miei tempi lo stucco te lo facevi da te: colla e borotalco e dovevi aspettare il giorno dopo che diventasse duro. Sui materiali per dipingere il discorso da fare è diverso, nel senso che questi, semplificando al massimo, appartengono da sempre alle grandi famiglie che (non solo per i soldatini) due sono e due restano: ad acqua ed a olio. Le serie di colori, concepite specificamente per la pittura dei soldatini, composte da una sterminata gamma di varianti sono sicuramente di grande aiuto, ma nello stesso tempo alla base di piccole inutili ossessioni sull’opportunità di usare o meno questo o quel colore per ottenere una mescola mal intesa come risolutiva. Altra cosa è il discorso sulla tecnica pittorica, nel senso dell’ interpretazione del chiaro scuro o la gestione di alcuni effetti particolari. L’affacciarsi di nuove idee in questo senso ed il consolidarsi di stili diversi non può che essere positivo. Trovo nettamente meno positiva l’idea che circola per tutto il movimento in modo sempre più prevalente ed arrogante, che la ricerca quasi maniacale del particolare scultoreo o pittorico faccia di per sé la qualità di un soldatino, cosa che secondo me sta finendo con l’allontanare tutti, modellisti, collezionisti appassionati in senso lato, da quanto è alla base dell’esistenza e della sopravvivenza dell’oggetto soldatino. Sostengo con la massima forza che quella dei soldatini è un’attività che nasce modellistica e tale deve rimanere. C’è chi vuole traghettarla verso altre sponde: posizione rispettabile ma non condivisibile da parte mia. E se di modellismo si tratta il virtuosismo manuale non sorretto dalla fedeltà storica è nei soldatini qualità soltanto a metà, secondo i più integralisti addirittura zero qualità (zero tituli….). Sfogliando le vecchie riviste emerge con chiarezza che i modellisti di qualche decennio or sono, peones o mammasantissima che fossero, davano molta più importanza alla fedeltà storica nel realizzare i loro elaborati di quanto non facciano quelli (rileggi peones o mammasantissima) entrati in attività negli ultimi tempi. Trattasi di peccato veniale? Ditemelo voi. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}6) Il modellismo, in particolare il figurino storico, si sta ridimensionando sempre più, sia dal punto di vista del numero degli appassionati sia dal punto di vista delle qualità umane espresse dal movimento, sei d’accordo? E secondo te perché si o perché no?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Parlare di qualità umane è probabilmente faccenda un po’ troppo grossa! Quello che posso dire è che quello dei soldatini è un ambiente fondamentalmente “sano”, frequentato da persone di intelligenza e preparazione culturale superiore alla media. Una certa accesa competitività derivante dall’esagerato peso acquisito ultimamente dai concorsi, acuita dalle derivanti dinamiche di mercato, sta facendo emergere qua e là alcune mele marce: sono convinto che il movimento sia tuttora in grado di inquadrarle ed isolarle, attenzione però….facciamolo! Quando dici che qualcosa è in crisi trovi spesso qualcuno che non è d’accordo o che, peggio ancora, ti accusa di catastrofismo: Silvio docet. Forse ha ragione chi è convinto che il “soldatiname” nazionale ed internazionale non sia poi così mal messo; a me francamente non pare che le cose vadano a mille. I motivi del calo nel numero di coloro che a vario livello sono interessati ai soldatini sono a mio parere di due tipi: quello economico e quello relativo alla specificità dell’approccio. Che formula complicata….ora mi spiego!. A furia di raccontare la storia che se non hai il colpo di bulino di un Benvenuto Cellini o la pennellata di un Raffaello Sanzio nei soldatini non sei nessuno la gente se ne sta alla larga. Nello stesso tempo il costo dei grezzi per i modellisti e dei pezzi finiti per i collezionisti è talmente elevato che allargare quello che oggi fa fico chiamare “il bacino d’utenza” diventa davvero difficile. Sono però convinto che tangente al nostro mondo, quello ristretto di chi si occupa di “model soldiers” da dipingere, trasformare o magari auto costruire e che io sono solito definire la nicchia di una nicchia di una nicchia, esista una popolazione di appassionati che si fanno i loro pezzi in tranquillità, senza partecipare ai concorsi e che mettono insieme la loro collezione magari arricchendola con qualcuno di quei bellissimi toys oggi sul mercato e dal prezzo molto più accessibile. Ovviamente non sto predicando una crociata per la cancellazione di quel movimento fatto di operatori altamente specializzati di cui faccio parte ed alla cui creazione, credo, di aver contribuito. Mi chiedo piuttosto se non sia arrivato il momento per una pausa di riflessione finalizzata a ridefinire, confermando gli antichi o tracciando il profilo dei nuovi eventuali, elementi che connotano l’oggetto, il soldatino appunto, della nostra attività. Si sostiene che a questo punto anche la stessa definizione di “soldatino” sia inappropriata a vantaggio di quella ritenuta più moderna e più onnicomprensiva di “figurina dipinta”? Con tutto quello che ne consegue, e ci capiamo… Detto questo rispetto ogni opinione ma davvero non sono d’accordo. Recuperiamo un più stretto rapporto con i nostri cugini naturali quali i wargamers ed i plastimodellisti, apriamo un dialogo con i reenactors, quelli che si vestono con uniformi o costumi storici e soprattutto apriamoci a tutti quegli appassionati a cui accennavo prima. Con l’arte poi, andiamoci piano. Mi piace pensare di appartenere al movimento di una delle più raffinate discipline modellistiche piuttosto che alla più marginale delle arti minori per di più con la “a” minuscola. Opinioni….. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}7) Il rischio in questo mondo del soldatino è, da una parte, quello di isolarsi nel proprio studio senza condividere con gli altri i propri lavori, dall’altro quello di globalizzarsi a tal punto da rimanere sempre attaccati ai forum e ai siti internet trascurando la “produzione” reale dei pezzi; cosa consigli a coloro che interpretano queste tendenze all’eccesso?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Non consiglio niente. Il mondo cambia ed io sono vecchiotto, lo sono a tal punto che ho fatto fatica ad abituarmi all’uso del computer. Ora ci sono talmente abituato che se per qualche motivo Internet o la mail non mi funziona divento triste come se mi fosse morto lo zio. I forum però davvero non mi interessano, non li frequento per cui non so cosa dire. Non nascondo che anche nel rispondere alle domande di questa intervista ho nella testa una vocina che mi dice –“lascia perdere”- poi, la voglia di starci comunque dentro, al movimento, accettando le regole della più moderna comunicazione, prevale. Dico in generale che fare molte chiacchiere e pochi soldatini a me non pare il massimo, non serve a chi chiacchiera e non serve al movimento che rischia di intorcinarsi sempre più in questioni di lana caprina. C’è invece chi la pensa diversamente spiazzandoti con una formula legittima: confronto dialettico uguale crescita generale. Punto di vista rispettabile. Credo che l’isolamento di qualcuno e, chi sa, forse di molti dipenda anche un po’ dalla parte in ombra del nostro hobby, quella che ti vuole solo nel tuo studiolino, con la tua lucina accessa, con il tuo pennellino in mano, alle prese con il ventottesimo leoncino da dipingere sulla gualdrappina del cavallino del tuo cavalierino. Questo rischio c’è, come negarlo, e allora forse meglio una sgangherata cagnara su un qualunque forum, senza pseudonimi però. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}8) Parliamo di mostre?? Dolenti note?? Pur essendo un organizzatore di una delle mostre più importante che critiche fai al mondo dei “Concorsisti”?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}A dieci anni dalla sua prima edizione noi Condottieri amiamo ancora il giocattolo “Frammenti di Storia”, la mostra concorso che ogni anno si svolge nella ridente (si fa per dire) località di Calenzano raggiungibile con circa mezz’ora di ATAF dalla stazione di Firenze, SMN ovviamente. Per chi arriva in macchina poi è il top, esci dal casello e ci sei: ampio comodo parcheggio. Come dicevo a noi Condottieri piace ancora farla per cui la facciamo. La trovo la più poderosa delle motivazioni; tutte le altre, con il massimo rispetto, le lascio a chi attualmente organizza o si appresta a dar vita ad iniziative analoghe. A noi basta la motivazione appena rammentata, poi, già che ci siamo, proviamo anche a fare sul serio: si intenda di testa nostra. Tutti gli anni sui forums (plurale) prima e dopo il concorso ci prendono a pesci in faccia: perfetto! e noi ad insistere. Quando non verrà più nessuno chiuderemo bottega, ci inventeremo qualcos’altro. Vi dico cos’è che ci piace della nostra iniziativa, da cui emergerà quello che ci piace un po’ meno in tutte le altre, precisando però che come si sa “ogni scarrafone è bello a mamma soja”. La borsa scambio, attigua nonché precedente negli anni il nostro concorso, ci piace da pazzi. Attraverso di essa si realizza il trait d’union fra il nostro mondo, quello del “toy soldier” e le varie anime del soldatinismo classico, quello direttamente derivante dal “brodo primordiale soldatinesco” dal quale trovo delittuoso ripudiare la discendenza. A Calenzano si vede qualche faccia diversa (anche se non tantissime) rispetto al circo Barnum de noantri che, sempre gli stessi, ce le suoniamo, ce le cantiamo e ce le balliamo a giro per il mondo. Ci pare anche ganzissimo aver rispolverato le categorie a periodo storico sottoposte al giudizio di esperti (parola magica) estranei al ristretto mondo dei soldatini “agiti”. Chiediamo a loro di esprimersi in merito all’attendibilità storica degli elaborati sottoposti alla loro valutazione. Alle valutazioni relative ai contenuti di tecnica modellistica ci pensiamo noi della Condotta. Abbiamo avuto presidenti di giuria prestigiosi, professori universitari, saggisti. In giro si obbietta sulla loro competenza: la cosa, francamente mi lascia sbalordito. A dar retta a queste obbiezioni parrebbe che i giudizi dati dagli espertoni in altre sedi seguano dei reali criteri di giudizio subordinati a parametri universalmente condivisi e conclamati e non derivino dal mero gusto personale, per di più condizionato dalle mode o peggio. Talvolta qualche pesce grosso resta impigliato nelle maglie della nostra formula. Quando accade ce ne dispiace sinceramente e ci prendono i sensi di colpa, ma tant’è: delle cose va preso “il bono e il pocobono” . Per concludere da noi nessun giudice è contemporaneamente anche in concorso, ci pare meglio così. Gli altri facciano come credono. Ritengo che a questo punto quello che a noi della Condotta, e quindi a me, piace e non piace nei concorsi emerga con sufficiente chiarezza. Forse questi benedetti concorsi sono troppi? Valutate un po’ voi. Come si fa a dire a tizio o a caio “tu il concorso non le devi fare”? Nello stesso tempo parrebbe, spero di sbagliarmi, che per alcuni l’unico motivo di far soldatini sia quello di partecipare ai concorsi. Questo francamente lo trovo sbagliato, come trovo sbagliate l’enfatizzazione e la litigiosità che discutendo dei concorsi, dei criteri di giudizio, delle medaglie più o meno ben date, eccetera, ammorbano (scusate il termine robustino) tutte le forme di comunicazione interne al movimento. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}9) Cosa fa oggi, o meglio, cosa dovrebbe fare, il movimento del figurino storico per allargare la base dei propri praticanti? Che fa per coinvolgere i ragazzi? Quest’hobby è proprio in antitesi con gli interessi dei giovani d’oggi o c’è qualcos’altro?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Ammetto di essere in difficoltà di fronte a queste domande. Mi piacerebbe sapere come fare per coinvolgere i ragazzi nella passione per i soldatini, ma purtroppo non lo so. Che le aree di interesse alle quali il modellismo appartiene, vale a dire quella dello studio della storia e quella dell’esercizio delle pratiche più raffinate dell’attività manuale, siano in antitesi con le aspettative di ricreazione e di arricchimento personale dei giovani di oggi è probabilmente vero. Forse l’unica possibilità di incanalare i giovani verso una attività ricca di contenuti come la nostra è quella di sfruttare le proposte del figurinismo fantasy (inorridisco nel dirlo….!!) ad essi sicuramente più congeniale e più “contemporaneo” nella speranza che possa alla lunga funzionare da ponte verso il modellismo storico la cui frequentazione richiede un approccio molto più articolato, più complesso ed in ultima analisi più maturo. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}10) So che ci credi tanto, so che ci tieni tanto, so che ci conti fino in fondo, spendi due parole a sostegno dell’associazionismo.{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Se c’è una cosa per la quale i Toscani sono negati è l’associazionismo e noi Fiorentini siamo i peggiori. Da vent’anni il movimento fiorentino vede un certo numero di gruppi contrapposti in una faida terrificante. Questo è molto brutto ma anche molto vero. Ultimamente le cose vanno migliorando: speriamo sia la volta buona. Le associazioni sono fondamentali. Se ben gestite e ben vissute da chi ne fa parte rappresentano un’opportunità insostituibile per lo scambio delle esperienze tecniche e di metodo e sono fondamentali per l’organizzazione di iniziative complesse ed articolate. Alla tendenza all’isolamento, lato oscuro della pratica modellistica, ben si contrappongono le attività associative che così si affiancano alle mostre, a premi o meno, nella funzione di stanare il modellista dal proprio microcosmo. Però voglio aggiungere altro. Mi è capitato di sentir dire da qualcuno che abbandonava l’associazione alla quale appartenevo in quel momento che lo faceva perché a lui l’associazione non gli “dava” niente. In tutti questi anni credo di aver capito che nelle associazioni ci si sta principalmente con l’intenzione di dare qualcosa agli altri e non viceversa. La restituzione è garantita. Quanto ho appena detto può sembrare retorico, ma la mia lunga esperienza in materia mi dice che non lo è. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}11) Il tuo stile di pittura in due parole: olio, acrilico?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Proprio due parole, dal momento che ritengo di aver ben poco di tecnico da insegnare in questo campo. Olio per il mantello dei cavalli, colori ad acqua indelebili (Vallejo, Andrea, Maimeri, Apa) per tutto il resto. Preferisco invece raccontarvi che qualche anno fa’ ho partecipato alla guerra in favore della pittura opaca. Ci trattavano da rompiscatole ma quella guerra è vinta. Ora è bene ingaggiarne un’altra per il rispetto dei colori uniformo logici nel senso della loro fedeltà storica documentata, pur con i giusti limiti di approssimazione e di interpretazione e per il rilancio di uno stile pittorico basato sulla bellezza e la purezza di detti colori, liberi da quella sorta di “nerume” che con la scusa di un malinteso “tempo-vita” offusca tutto. E questa sarebbe l’arte….l’arte….! E se c’è quella chi se la fila più la fedeltà storica. La battaglia si presenta dura ma alla lunga vinceremo anche quella: garantito! Ultimamente i capi scuola della pittura ad olio, risolta la più parte dei problemi tecnici relativi all’opacizzazione del colore, stanno ottenendo risultati davvero straordinari. Bravi, tanto di cappello! {/xtypo_quote}
{xtypo_info}12) Come nasce un progetto nella testa di Mario Venturi?{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Ho già detto tutto nella risposta alla domanda n° 4 per cui credo sia giunto il momento di sparare la mia bordata finale: e la documentazione? I libri, le tavole, gli articoli sulle riviste, ti arrivo a dire le ricerche su Internet, che fine hanno fatto? Se ne parla sempre meno e quando lo si fa spesso si rasenta il ridicolo. A costo di rimpolpare di brutto il numero delle persone alle quali sto antipatico dico che considero il disamore verso la ricerca la causa principale dello svilimento dei contenuti culturali della nostra attività. So per certo che a tanti soldatinai di ultima generazione (ma anche di penultima) questo mio discorso va come il fumo agli occhi. Liberissimi di continuare a pensarla a loro modo; io farò altrettanto. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}13) Ci parli per qualche riga dei tuoi famosi diorami? Quali i più importanti, dove si possono ammirare, se ci sono delle pubblicazioni dove sono descritti e fotografati….{/xtypo_info}
{xtypo_quote}Inizio con un accenno a quelli futuri. Tannenberg, 1410: incontro degli eserciti alleati del regno di Polonia, del granducato di Lituania e del ducato di Masovia all’inizio della campagna; ricerca conclusa, lavoro modellistico da iniziare; 20/25 figure di cui la maggioranza a cavallo. Balaclava, Crimea 1854: carica della Light Brigade sulle batterie cosacche; Cardigan ed almeno un aiutante di campo, una dozzina fra lancieri e dragoni leggeri, forse uno dei due fra Landriani e Govone o forse entrambi, 2 cannoni russi con 8 artiglieri; lavoro modellistico in corso. Pavia, 1525: carica della cavalleria pesante francese, 5/8 figure; ancora da progettare.
Passiamo a quelli fatti in ordine di esecuzione. Crécy, 1346: la cavalleria francese guidata dal conte di Alençon viene sgominata dal corpo di battaglia inglese al comando del giovane Principe Nero composto da uomini d’arme ed arcieri; 32 figure con 10 cavalli; si trova in una collazione a Bologna;
ampio servizio fotografico sulla rivista Military Modelling vol. 28/ n° 17 del novembre 1998, articolo sul n° 13 del luglio 1998 della rivista Historical Miniatures, ampia trattazione con numerose foto dell’insieme e dei particolari nel libro “Cavalieri in Miniatura” che ho scritto in collaborazione con Peter Greenhill. Montaperti, 1260: l’ultima linea di difesa della fanteria fiorentina subisce, schierata dietro i propri pavesi, l’attacco della cavalleria senese; 47 figure di cui 18 a cavallo; si trova in una collezione a Des Moines, Iowa, USA; Libro di AA.VV. “Montaperti. La battaglia nel diorama di Mario Venturi”. Poitiers, 1356: fase finale della battaglia incentrata sulla cattura del re di Francia Jean “le Bon”; 77 figure di cui 18 a cavallo con 10 fra bandiere e stendardi, si trova in una collezione a Hornell, New York, USA; ampia trattazione con numerose foto dell’insieme e dei particolari nel libro “Cavalieri in Miniatura”. {/xtypo_quote}
{xtypo_info}14) Immagina di avere di fronte a te una platea di neofiti o comunque di non esperti , di loro qualcosa a conclusione di questa intervista.{/xtypo_info}
{xtypo_quote}In conclusione di questa chiacchierata ho la sensazione di aver fatto, in qualche caso, discorsi un po’ complicati. La sensazione in me è netta per cui mi scuso con tutti coloro che sicuramente ho annoiato, e mi scuso anche con tutti chi leggendo queste righe si sia sentito preso per il bavero della giacchetta. Il punto è che a mio parere quella dei soldatini, i “model” ovviamente, è una disciplina complessa da interpretare, da decodificare, da raccontare. Almeno lo è per me che ormai da tre decenni ci sto dedicando buona parte delle mie energie migliori. Cosa i soldatini mi abbiano dato in cambio, sia in qualità che in quantità, credo emerga chiaro da quanto ho detto in questa intervista ma voglio ribadirlo una volta di più: tantissimo. Che dire in conclusione? Confermo a tutti, veterani, neofiti ed orecchianti, che quella per i soldatini è una passione bellissima e ricca, per chi lo desideri, di numerose implicazioni di carattere educativo e culturale. oChi invece vuole o vorrà orientarsi verso un approccio più leggero, nessun problema, l’importante è che si diverta e se poi di pennello e di milliput ci sa anche fare, tanto meglio: ne verranno fuori cose belle, il che può anche bastare. {/xtypo_quote}
Grazie Mario!
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