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Fin dalla fondazione, avvenuta nel marzo 1861, la Marina Militare ITaliana (a quel tempo Regia Marina) ha usato diverse unità come navi scuola per l'addestramento dei futuri ufficiali.
Tra queste la prima fu la corvetta IRIDE, ex Aquila, originariamente appartenuta alla Marina del Regno di Sardegna, poi il vascello ad elica RE GALANTUOMO, ex Monarca, e quindi la corvetta CARACCIOLO, provenienti dalla Marina delle due Sicilie.
Nel 1894 l'incrociatore Amerigo Vespucci, dopo una prestigiosa carriera come nave da guerra, fu trasformata in nave scuola come già due anni prima fu fatto con il gemello FLAVIO GIOIA.
Le due navi rimasero in servizio, rispettivamente fino al 1927 e al 1923, in vista della radiazione dell'Amerigo Vespucci, fu impostata la Cristoforo Colombo, e, due anni dopo la nuova Amerigo Vespucci (quella tuttora in attività).
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L'Amerigo Vespucci fu impostata nel cantiere di Castellammare di Stabia il 12 marzo 1930, fu varata il 22 febbraio dell'anno dopo e messa al servizio nel 1931.
Progettata come nave scuola dal Tenente Colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi, all'inizio poteva alloggiare un equipaggio di 228 uomini oltre a 170 allievi, sistemati in brande (attualmente l'equipaggio è di 275 uomini e 150 allievi).
La Vespucci ha una lunghezza fuori tutto di 101 mt; escluso il bompresso è lunga 82.5 mt (70 mt alle perpendicolari), ossia risulta molto simile, come dimensione longitudinale, a un vascello a tre alberi del XIX secolo. |
Il suo dislocamento standard di 3543 t è in armonia con quel tipo di nave, ma la sua larghezza (15.5 mt) tradisce le origini più moderne, perchè i velieri di un tempo avevano una larghezza superiore in rapporto alla lunghezza dello scafo.
La superfice velica è di 2800 mq, sommando le vele quadre dei tre alberi, la randa della mezzana, le quattro vele di strallo e i quattro fiocchi, che gli consentono di raggiungere, in certe condizioni, una velocità di circa 10 nodi; la nave può sostenere una velocità simile anche con l'apparato motore Diesel-elettrico, costituito da due motori Diesel accoppiati a dinamo generatrici che forniscono energia al motore elettrico di propulsione, collegato ad un'unica elica.
L'apparato motore è usato solo se necessario, anche perchè la scarsa disponibilità di combustibile, appena 270 t, non consentirebbe una lunga autonomia.
Dalla sua base di La Spezia, l'Amerigo Vespucci effettua lunghi viaggi d'istruzione e la sua presenza è familiare nelle "crociere in compagnia", di contorno alle Cutty Sark Tall Ship Race; in effetti è ospite d'onore in molte manifestazioni veliche a scopo addestrativo, ma, poichè è piuttosto massiccia e più grande di ogni altra nave scuola, di rado partecipa a livello competitivo.
L'Amerigo Vespucci non è l'unica nave scuola a vela della Marina Militare Italiana.
Nel 1961 e 1965 sono entrate in servizio il CORSARO II e la STELLA POLARE, piccole unità armate a yawl che svolgono attività agonistica, e dal 1955 ha iniziato corsi addestrativi per il personale del Corpo Equipaggi la nave goletta PALINURO, già Commandant Luis Richard, costruita a Nantes nel 1934.
Altri due yawl, simili al Corsaro II e alla Stella Polare, sono stati donati da privati alla Marina Militare che li usa come navi scuola: il CAROLY, entrato in servizio nel 1983, e il CAPRICIA, donato dalla Fondazione Agnelli nel 1993.
Infine un ketch da 70 t, l'ORSA MAGGIORE, costruito come nave scuola, è entrato in servizio nel 1994.
Lo scafo dell'Amerigo Vespucci è pitturato in modo tale da ricordare le navi di linea di un secolo e mezzo fa, con le murate nere divise in due strisce orizzontali bianche che contengono gli oblò per la ventilazione dei locali; al loro posto nei velieri da guerra di allora erano sistemati i portelloni dei cannoni.
Quando fu varata nel 1931, l'Amerigo Vespucci era armata con due cannoni da 76 mm.
Benchè il suo impiego sia esclusivamente pacifico la nave oggi può essere armata con due mitragliere da 20 mm o due cannoni da 60 mm usati per le salve di saluto.
Con il motore alla velocità di 6.5 nodi l'Amerigo Vespucci ha un'autonomia di circa 5600 miglia.
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